GENITORI, LA VIOLENZA DISTRUGGE LO SPORT!
 
Sistematicamente i telegiornali, la radio e i giornali riportano notizie di violenza negli stadi. Ci chiediamo allora, un po’ sconcertati, come ciò sia possibile; raramente riflettiamo su chi compia materialmente questi atti.
Sono uomini e donne, ragazzi e adulti: non esiste il “target dell’ultrà”, ognuno è un potenziale devastatore di eventi sportivi. Sono esattamente questo: devastatori di eventi sportivi, infangatori del candido concetto di Sport.
A questo proposito mi soffermo per sottolineare il fatto che non esista solamente la violenza negli stadi delle importanti partite di calcio; questa brutalità non è un avvenimento lontano da noi, non succede sempre o solo “altrove”.
Ultrà non si nasce, si diventa. Ma come lo si diventa? 
Nessuno si pone mai questa domanda, eppure rispondervi è purtroppo tremendamente facile: basta fare un giro in qualche campo, visitare qualche palestra e osservare, durante le partite e non solo, gli spalti. Su quegli spalti si vedranno genitori (badate bene: GENITORI) imbizzarriti sbraitare contro i propri figli ed insultare gli avversari. Ed è forse ancora più triste osservare come il fenomeno peggiori notevolmente in modo indirettamente proporzionale all’età dei pargoletti: più sono piccoli e meno il genitore si controlla.
Cos’è questa se non violenza nello sport??? È tra l’altro, a mio avviso, una delle forme più vili e ferine. 
Non puoi tu, padre, bestemmiare contro tuo figlio perché si è lasciato scartare dall’avversario né puoi tu, madre, sputare bestialità contro la squadra di tua figlia solo perché le compagne più piccole non riescono a saltare fino alla rete. Per non parlare di cosa succede quando la prole viene momentaneamente “parcheggiata” in panchina. Dante avrebbe tratto grande ispirazione per il settimo cerchio infernale sedendosi sui gradoni in mezzo ad un branco di genitori. 
Non vi siete mai chiesti, voi genitori incontrollabili, quale esempio stiate dando ai vostri figli? Non vi vergognate? Io mi farei ribrezzo se mi ritrovassi a lanciare in campo le seggiole degli spalti.
Poi ci si sorprende di come sia finita la società. Questa è ipocrisia, nient’altro che ipocrisia.
Lo Sport è innanzitutto disciplina. I genitori sono l’emblema dell’educazione. Unendo questi due elementi dovrebbe risultare un perfetto composto omogeneo che dia le basi al bambino per crescere con dei valori sani e con dei principi. Ma se uno dei due componenti viene alterato, la reazione chimica fallisce, o peggio il laboratorio esplode. 
È agghiacciante dover pensare che, prima di educare i giovani atleti, si debba educare un genitore.
Certi episodi beceri e vergognosi (segnaliamo soprattutto gli ultimi avvenuti durante una partita di pallavolo) non devono più accadere. Non possono più accadere.
Lo Sport con la “S” maiuscola è troppo puro per essere macchiato indelebilmente da genitori irresponsabili che non sono sufficientemente maturi per capirne il valore, per comprendere quanto la partita sia un momento cruciale per il loro figliolo (è proprio durante una competizione che si può dar prova del duro lavoro svolto, del sudore versato durante l’allenamento), per sedersi e godersi in allegria un momento di svago e distrazione.
Alcuni sport –specialmente quelli di squadra- soffrono maggiormente della piaga dei genitori incontrollabili&irascibili; l’obiettivo comune a tutti noi del Csi e a tutti voi sportivi, genitori, tifosi o appassionati di uno sport autentico deve essere quello di azzerare queste esplosioni di violenza, fare in modo che non accadano più. Quantomeno come forma di rispetto verso gli sforzi degli atleti (che, vi assicuro, non sono indifferenti) e verso il fondamentale contributo di allenatori, arbitri e giudicanti.
Non è sufficiente condurre campagne contro i “moti” negli stadi, è quasi utopistico di fronte alle sommosse più tangibili nei campi d’oratorio. Non si può puntare alla vetta della montagna senza passare per la base.
Basta violenza nello sport. Basta.
 
Silvia Zaggia
 

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