Silvia Zaggia, responsabile della commissione Atletica, ci regala un report sull’evento “Corri a donare”, tenutosi a Fombio il 15 marzo 2026.
“Corri a donare”, un titolo che potrebbe essere in realtà applicato a svariati ambiti della vita ma che
invece noi abbiamo deciso di dedicare proprio ALLA vita.
Donare il sangue è la quintessenza dell’altruismo, della consapevolezza del proprio ruolo sociale. Ci si
rende conto di quanto si possa davvero far la differenza per il prossimo: con un gesto semplice, che non
ci costa nulla, salviamo letteralmente la vita a qualcuno.
Il sangue non è (ancora) replicabile in laboratorio, e molte più persone di quelle che ci si immagina ne
hanno un bisogno costante, o quantomeno periodico. Non pensiamo solo ai gravi incidenti o agli
interventi maggiori che ci mostrano nelle serie tv: la realtà è molto meno sensazionale di così, più
noiosa se vogliamo. Per i più, sangue e componenti sono una cura salvavita cronica. Ed è proprio qui
che manca più facilmente, i casi in cui vien meno per primo. I reparti sono pieni di pazienti che ne hanno
bisogno; abbiamo il dovere umano, in coscienza, di donare quello che noi abbiamo di natura.
Instaureremo presto un circolo virtuoso, perché queste persone saranno grate alla comunità per quanto
ricevuto e restituiranno il favore sotto forme a loro più consone, ma ugualmente decisive. Fare del bene
fa stare bene. Chi lo riceve, ma anche chi lo dà, e in generale la società.
Donare il sangue si lega anche perfettamente alle attività promosse dal CSI – e non solo per il binomio
indissolubile che lega la salute allo sport. Si tratta soprattutto di educare le giovani generazioni (tutte le
generazioni, in verità) allo stare al mondo. Un mondo sempre più brutale, egoriferito, egoista,
egocentrico e tutti gli “ego” che vi vengono in mente. La sfida più difficile per lo sport in questo momento
storico è proprio quella di tornare a far credere nel gioco di squadra, nella comunità.
Ed è qui che si chiude il cerchio con la donazione di sangue: siamo individui immersi in una realtà
plurima e plurale, è necessario per chiunque tendere la mano al prossimo per come possiamo, così
anche l’altro lo farà con noi nel momento del bisogno. Creiamo una società virtuosa, spezziamo i
meccanismi viziosi e fagocitanti che oggi imperversano.
Siamo certi che la giornata di domenica 15 marzo a Fombio non verrà dimenticata facilmente dai nostri atleti e auspichiamo che sia uno dei tanti tasselli che costituiscono la loro crescita emotiva.
È stato infatti il desiderio di continuare a regalare loro un’esperienza sì sportiva, ma soprattutto sociale
che ci ha spinti anche quest’anno a cercare una collaborazione con un ente del territorio che potesse
trasmettere un insegnamento unico. Dopo il Centro Antiviolenza di Lodi nel 2025, ecco dunque l’Avis di
Codogno nel 2026.
L’organizzazione è in atto da mesi, da ancor prima che si sapesse che il CSI nazionale avesse siglato un
accordo con l’omologo Avis – ulteriore conferma che si stesse andando nella giusta direzione.
Servivano però un luogo ad effetto e una politica locale sensibile al tema, come avvenuto per la corsa
contro la violenza sulle donne in Piazza Vittoria a Lodi lo scorso anno.
Presto detto: il castello di Fombio, rocca suggestiva posta al centro di un parco invidiabile, nonché
circondata da campi perfetti per costruire il nostro percorso “a goccia”, che richiamasse il logo dell’Avis
ma anche il senso che cercavamo di dare alla manifestazione. Per non parlare dell’infinita disponibilità
dell’Assessore allo Sport e alla Cultura, Alessandro Lombardi; eravamo certi che si sarebbe
entusiasmato ed appassionato subito all’idea.
Infine bisogna sempre saper scegliere il giusto pubblico a cui rivolgersi, ma questo era il compito più
facile: l’atletica leggera, si sa, non delude mai. Forse perché siamo uno sport povero, semplice nella sua
raffinatezza, umile per quanto consapevolmente basilare. Fatto sta che la “gente d’atletica” si compone
di persone speciali, sempre molto attente, sensibili, accorte, rispettose, dedite, disponibili… si potrebbe
continuare l’elenco, ma sarebbe superfluo, ci siamo capiti. Noi conosciamo le nostre società, sappiamo
chi ne fa parte, il lavoro instancabile che conducono per il corpo ma soprattutto per l’anima dei loro
tesserati. Vien da sé che non potevano che abbracciare la causa.
I nostri più sentiti ringraziamenti vanno a tutti gli attori coinvolti nell’impeccabile riuscita della mattinata:
Monica Fusari, neo giudice e storica atleta del B&RC, che ci ha fatto da preziosissimo ponte di contatto
iniziale; Claudio Polenghi e tutta la sua meravigliosa squadra dell’Avis Codogno (Paolo, Caterina…
tutti), che da subito si son dimostrati entusiasti e sinceramente coinvolti nella comune missione della
corsa; l’Assessore Lombardi e con lui tutto il Comune di Fombio per l’immenso sostegno già citato (un
onore esser stati i primi del calendario dell’onorificenza europea “Terra di Fiumi 2026”); Fausto Pulga,
anch’egli nostro prezioso giudice ma soprattutto fiero abitante di Fombio che tutto fa e tutto prepara;
l’oratorio, per averci concesso gli spazi in cui appoggiarci e aver aiutato nel ristoro; il Dottor Profeta, la
Croce Rossa di Codogno e la Protezione Civile di Fombio, per aver vegliato sulla gara e presidiato il
percorso; l’intero movimento dell’atletica che gravita attorno al CSI Lodi e che ci rende fieri ogni giorno,
che ci dà la forza per continuare, perché veramente ci dimostra concretamente che i nostri sforzi non
sono vani e che stiamo percorrendo la strada giusta. Il riferimento è quindi alle società, coi loro
allenatori ed atleti, ma anche al motore di tutto, i nostri tanto essenziali quanto fantastici giudici.
Pecchiamo un po’ di umiltà per una volta e ringraziamo anche noi stessi, come Commissione di Atletica,
per la squadra che siamo e il lavoro che portiamo avanti nonostante le mille difficoltà quotidiane, per
averci creduto e aver portato a casa anche questa soddisfazione e questo ennesimo punto d’orgoglio
per il nostro piccolo grande Comitato.
Fra competitiva e camminata abbiamo raggiunto e superato i 220 partecipanti: l’auspicio è che tutti
mettano presto in pratica l’insegnamento appreso durante la splendida mattinata di sport, di vita, e che
decidano anche loro di esser gocce che alimentano lo stesso mare di solidarietà.

