Il titolo del nostro opuscolo di inizio anno sportivo è FARE CENTRO.
Vorrei partire proprio da qui per chiederci: come possiamo quest’anno “fare centro”?
Cosa dobbiamo focalizzare per far sì che il nostro impegno sportivo colpisca l’obiettivo?
Non voglio perdermi in molte parole, perché di fronte allo sproloquio verbale, ciascuno di noi si ferma e non continua né l’ascolto né la lettura. Ciò che invece, quest’anno, mi piacerebbe che ciascuno di noi facesse, all’inizio della stagione sportiva, è chiedersi: “Perché mi dedico allo sport, ma soprattutto perché il mio impegno sportivo avviene all’interno del CSI?”. 
Partendo da questa domanda e analizzando ciò che in 
passato è stato fatto o non è stato fatto, le problematiche che si sono verificate e le difficoltà che abbiamo vissuto, sono sicuro che sapremo cogliere ciò che nel nuovo anno sportivo deve essere eliminato e ciò che invece va coltivato nelle diverse società in cui siamo impegnati. Siamo stati capaci di essere, per i ragazzi che compongono le nostre squadre, non solo bravi allenatori, ma anche buoni educatori?
Siamo stati capaci 
di superare gli egoismi di squadra per percepirci parte di un’unica famiglia? (e qui non mi riferisco solo alla società cui ciascuno aderisce, ma alla famiglia CSI).
Ritengo che lo sport sia un importante momento educativo per i ragazzi, ma penso anche che sia un’importante possibilità per ciascuno di noi, perché ci costringe, nel confronto sereno con gli altri, a riaffermare le nostre convinzioni o a metterle in discussione, a rivedere le nostre posizioni; insomma ad essere ancora persone in cammino.
La vita infatti non è forse un cammino? E se è un cammino non possiamo stare ferme su alcune posizioni, perché “si è sempre fatto così”. Il cammino chiede attenzione ai cambiamenti che avvengono lungo il percorso e anche fiducia che alla meta ci si può arrivare.
Il cammino all’interno del CSI, allora, mi chiede di cogliere ciò che di diverso nel mondo giovanile è intervenuto (i ragazzi sono diversi dai ragazzi di 10 anni fa, se non altro perché diversa è la realtà che stanno vivendo; i genitori non sono gli stessi di 10 anni fa e non hanno le stesse aspettative …) per meglio rispondere alle sfide educative del terzo millennio; mi propone anche uno scopo: aiutare i ragazzi che alleno ad essere persone integrali.
A questo proposito mi permetto di ricordare alcune caratteristiche proprie della nostra proposta sportiva, che ci fanno vivere lo sport nella sua accezione più autentica:

1 IMPEGNO: Oggi c’è la tendenza a voler cancellare completamente la parola “sforzo” dalla nostra vita. Tutto dovrebbe essere facile e si cercano ovunque scorciatoie per raggiungere qualche obiettivo. La cultura dello sport può rappresentare una valida alternativa alla non-cultura del “Voglio tutto e subito, senza sforzarmi”.

2 INCONTRO: Lo sport è bello perché abitua ad un vero, sincero e genuino contatto con gli altri. In un mondo spesso dominato dagli incontri virtuali, può aiutare a costruire una migliore cultura del rispetto e dell’amicizia.
 
3 REGOLE: In alcune situazioni del mondo di oggi sembra trionfare la libertà di fare tutto senza pensare troppo agli altri. Ricordiamo, ad esempio, ad alcuni episodi di bullismo, di violenza e di vandalismo che hanno riempito le pagine dei giornali. Certi episodi, ovviamente, non rappresentano lo specchio della gioventù di oggi (che è certamente migliore) ma devono ugualmente farci riflettere. Se i giovani non vengono educati al rispetto delle regole rischiano di finire... in fuori gioco. Lo sport, con le sue regole, può rappresentare una grande opportunità formativa per i giovani. Li può aiutare a costruirsi una sana cultura della convivenza e del rispetto degli altri, all’insegna di quella giusta cultura del limite che dovrebbe essere alla base di ogni civiltà.

 4 GIOIA: Oggi lo sport muove un tale giro di interessi che l’atleta, fin da bambino, si ritrova ad essere al centro di meccanismi inaccettabili. L’imperativo non è più partecipare, ma vincere ad ogni costo. Un tempo i bambini frequentavano le loro prime squadre con allegria e serenità, per il semplice piacere di stare insieme e giocare una partita. 
Oggi non è sempre così e i piccoli atleti hanno gli occhi puntati addosso, soprattutto se qualcuno comincia a intravedere la possibilità della nascita di qualche “campioncino”.

Lo sport invece è momento di dialogo, di respiro gioioso e libero. I giovani hanno il diritto di praticare lo sport serenamente, senza pressioni e senza l’obbligo di diventare campioni ad ogni costo. Hanno il diritto di non essere i primi, consapevoli di avere dato tutto il loro impegno e sapendo di aver giocato la loro partita in modo leale e rispettoso dell’avversario.
Dal dialogo e dal confronto sereno con tutti mi aspetto grandi possibilità: il Csi è una famiglia e come tale chiede l’apporto di tutti.
Ringrazio tutti voi e auguro a ciascuno un sereno anno sportivo.

Mario Arrigoni
Presidente Provinciale

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