PAPA FRANCESCO: AUGURI CSI, GRAZIE DI TUTTO
 
Sabato 7 giugno 2014, ore 5.00, parcheggio della Faustina, Lodi. Un non indifferente numero di impavidi avventurieri è pronto a salire sul pullman che li porterà alla stazione Centrale di Milano a prendere il Freccia Rossa. Destinazione? Roma!
Tre ore di viaggio passano in un batter d’occhio quando si è concitati ed emozionati all’idea di incontrare, di lì a poche ore, Papa Francesco. 
Niente ci può fermare: né il caldo soffocante, né il sole cocente, né la ressa, né la coda interminabile per entrare in Vaticano… il tanto atteso incontro col santo Padre è ormai alle porte.
Per il 70° compleanno del Csi sono attese 55mila persone. Beh, qui siamo oltre le 77mila: nulla può contro la forza unificatrice dello sport e, l’essere così tanti per un evento che non sembrava dovesse raggiungere un tale successo, è davvero una gioia indescrivibile. Una vittoria per tutti noi, potremmo dire, che crediamo nei valori dell’attività sportiva.
Entriamo finalmente entro le ciclopiche colonne di S.Pietro. la Piazza è vastissima e, gremita di gente, sembra ancora più grande. Per citare il presentatore che ci ha intrattenuto prima dell’arrivo del Papa, “il colore della Piazza è un arcobaleno di speranza”.
Mentre attendiamo l’inizio della festa, onde evitare di abbrustolire, cerchiamo di distrarci facendo conoscenza coi nostri vicini. C’è chi arriva da Firenze, chi dalla Basilicata… e c’è un gruppetto di scatenati signori vicentini venuti in bicicletta, quasi fosse un pellegrinaggio, solo per poter festeggiare assieme al Papa i 70 anni del Csi. Ecco, sembrerà banale, ma in realtà la loro azione racchiude tutta l’essenza di questa giornata: non importa la tua età, non importano i mezzi a tua disposizione, non importa quanta fatica ti costerà; ciò che conta è raggiungere la tua meta sapendo di avercela messa tutta e, per questo, essere un vincente. 
Inizia l’intrattenimento “pre-Papa”: si prepara il saluto al “capitano” Papa Francesco e si incontrano i rappresentanti di alcune squadre di sport diversi che da sempre hanno creduto nella missione del Csi. L’Atletica Casalguidi (PT), ad esempio,  definisce lo sport come “strumento prezioso che ci aiuta a formare i ragazzi per la vita”. Portano in dono un testimone: rappresenta la staffetta che si corre di generazione in generazione, il passaggio di consegne che ci permette di costruire il nostro futuro. Seguono i calciatori della Fenice (MI) e dell’Usom Casaglia (BS), i quali definiscono lo sport come “amore, unione, rispetto e scuola di vita”.
Nel frattempo si susseguono momenti che verrebbero definiti “di intrattenimento”, quando in realtà si tratta di pura arte sportiva. Campioni di pallacanestro, di ginnastica ritmica e artistica, il corpo libero delle meravigliose ragazze dell’Arezzo, la campionessa olimpica Vanessa Ferrari e altro ancora. 
Presenti sul palco anche tre vecchi presidenti del Csi. Ricordano come il Csi,fondato nel 1944 con l’aiuto di Pio XII, sia servito a ridare senso alla vita nella delicata fase di conclusione della Seconda Guerra Mondiale e di come ancora oggi il Csi dia senso alla vita di molti attraverso lo sport. Si sottolinea anche la nobiltà della sconfitta: tutti sono capaci di vincere, ma saper perdere è un vero talento straordinario. In ultimo definiscono l’attività del Csi come “uno sport per, con e di tutti”. L’attuale vicepresidente ci richiama invece a prendere parte alla battaglia educativa del Csi, mentre un inarrestabile Don Alessio ringrazia di cuore chi ci ha lasciato in eredità questa associazione.
Si procede ascoltando gli interventi di grandi campioni del presente e del passato: il pallavolista Zorzi, l’allenatore Mondonico, il canoista Antonio Rossi e l’atleta Giusy Versace (vicina al Csi di Lodi e anche per questo non finiremo mai di ringraziarla). Questi ultimi hanno, a mio avviso, espresso due concetti fondamentali: Rossi sprona a darsi degli obiettivi e a non smettere mai di sognare, a patto che i sogni siano i nostri e non quelli degli altri; Giusy Verace invece, vittima di un incidente che le portò via le gambe, non si è mai scoraggiata e ha continuato a correre: impegnandosi si può arrivare ovunque, basta crederci e lavorare.
Giusy non è solo ambasciatrice del Csi, ma lo è anche della meravigliosa Onlus “Save the dream”, la quale – con sede in Qatar- si occupa di diffondere lo sport, candido e puro, nei Paesi più poveri come arma contro la discriminazione e come mezzo per aiutare le realtà a progredire eliminando ogni forma di violenza.
A tal proposito, sul sagrato ci sono anche le rappresentanze di Haiti, Camerun e Costa ‘Avorio, paesi con cui il Csi ha intrapreso un cammino che non intende abbandonare: per superare tutti i confini bisogna diffondere ulteriormente lo sport. Lo sport parla una unica lingua universale, è un patrimonio dell’umanità da tutelare.
I presentatori ricordano infine che la speranza è un albero al contrario, “coi rami in cielo e i frutti fin quaggiù”.
Fra canti e balli la Piazza si anima e, in un attimo, arriva Lui, Papa Francesco. Grida di emozione, ovazioni e tanto rispetto per quest’uomo che, in tutta semplicità, ha capito l’importanza dello sport e ha insistito per festeggiare con noi  il settantennio del Csi e i 100 anni del Coni: il Comitato Olimpico nazionale Italiano venne infatti fondato nel 1914. Sarà forse un caso, mi chiedo, che associazioni di questo tipo sorgano sempre in momenti di conflitto e tensione? A voi ogni riflessione.
Francesco saluta tutti noi e si siede per ascoltare alcuni ospiti.  Saper ascoltare, badate bene, è una dote non da tutti. Il primo non poteva che essere massimo Achini, l’attuale presidente Csi, il quale ha solo grandi ringraziamenti da fare: in primis alle società sportive, definite “un grande popolo e un popolo grande”. Tutti dobbiamo giocare nella partita dell’educazione; l’uomo non è stato creato per diventare atleta: questo sarebbe troppo poco, limitante; l’essere uno sportivo va oltre. Simile il discorso di Malagò, presidente dell’ormai centenario Coni. Toccante è stato il racconto del capitano della Nazionale Calcio Amputati: simbolo vivente di cosa lo sport significhi nella vita  di tutti noi e di quanto il Csi sia funzionale alla società. Fra gli ospiti c’è anche Trapattoni, nato con la squadra dell’oratorio del Csi.  In ultimo un ragazzo di Haiti  che testimonia ulteriormente quanto lo sport sia una realtà pura che aiuta a crescere nonostante le situazioni disumane in cui molti vivono quotidianamente. Prima del discorso del Papa ancora momenti di intrattenimento con gli olimpionici Igor Cassina e le Farfalle d’oro (nazionale di ginnastica artistica).
Improvvisamente la Piazza si azzittisce, Francesco si alza ed inzia a parlare. Parole semplici, niente di elaborato: solo così si arriva al cuore delle persone esponendo i veri problemi. “SPORT, SCUOLA e LAVORO”: più volte fa risuonare a gran voce nella piazza queste parole. Sport, scuola e lavoro è la tripletta vincente della vita: solo così l’educazione sarà radicale e il mondo eviterà le perdizioni più becere. Lo sport deve però rimanere un gioco, un divertimento, altrimenti danneggia corpo e spirito.
Lo sport ci insegna a metterci in gioco nella vita: non bisogna mai accontentarsi dei pareggi, si deve sempre dare il meglio di sé ed essere dei vincenti (nella vita), non accontentarsi della mediocrità. Bisogna essere degni della maglia (metaforica) che si porta perché si è una squadra, non bisogna giocare solo per se stessi. Facendo gioco di squadra si respingono l’egoismo e l’isolamento per crescere nella fraternità.
Se non c’è un gruppo sportivo, la società è incompleta: lo sport è strumento per la comunità. La vita è una partita da giocare in attacco, non va sempre bene chiudersi in difesa. Tutti devono avere la possibilità di fare sport: bravi e meno bravi, più o meno dotati, adulti e bambini, donne e uomini, bianchi e neri… lo sport è, come ribadito più volte, un linguaggio universale che va oltre i confini.
Francesco conclude con questa frase: “ il mio gioco e il vostro gioco fanno il NOSTRO gioco”. Può non sembrare, ma questo dà a tutti noi una carica immensa per continuare nel nostro cammino sportivo: sappiamo di non essere soli, sappiamo che qualcuno ci appoggia e che darà voce ai nostri problemi.
La manifestazione si chiude con Malagò e Achini che consegnano al Pontefice le bandiere del Csi e del Coni.
In ultimo Francesco scende le scale (coperte da un tappeto che riprende le corsie della pista di atletica) e compie un giro sulla papa-mobile per salutare tutti quei 70mila sportivi che hanno partecipato all’evento.
Fra urla, canti e balli si conclude una giornata storica. 
Si esce da Piazza S.Pietro distrutti, sudati, disidratati, stanchissimi e… felici.
 
Silvia Zaggia
 

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