“LO SPORT PUÒ CAMBIARE IL MONDO”

Il Presidente del Csi Nazionale M. Achini non si lascia sfuggire alcuna occasione per ricordare a tutti in che misura la attività sportiva serva nella vita non solo fisicamente, quanto più spiritualmente.
Egli esorta dunque l’intera comunità a non dimenticare come lo sport contribuisca allo sviluppo della società citando uno dei motti del purtroppo scomparso Nelson Mandela: “Lo sport può cambiare il mondo”. E questo lui l’ha dimostrato molto bene, direi. Non tutti sanno infatti da dove Mandela sia partito per superare l’Apartheid: ebbene sì, proprio dallo sport. Per la precisione dal rugby.
È solo uno dei tanti (ma sicuramente fra i più eclatanti) casi che dimostrano come lo sport superi barriere che altrimenti risulterebbero indistruttibili: il razzismo, la xenofobia, la violenza e molti altri lati negativi della società odierna vengono appianati, messi da parte in nome dello Sport.
Basti pensare a quanto noi italiani, spesso così inverosimilmente divisi, ci sentiamo uniti più che mai in momenti di grandi manifestazioni sportive (Olimpiadi e Mondiali di calcio in primis), qualunque sia la regione di provenienza dei nostri campioni.
Ma ahimè non sono sempre rose e fiori, anzi.
Episodi di irrequietezza e clamore avvengono frequentemente in occasione di avvenimenti sportivi, nel mondo del calcio in particolare. La violenza negli stadi è una vera piaga, inammissibile. Gli ultrà non nascono però dal nulla: è una rabbia, è una voglia di creare disordini che viene coltivata nel tempo. Tutto parte prima, molto prima, quando genitori tutt’altro che sportivi urlano, insultano e bestemmiano dagli spalti durante le partite dei loro figli (ovviamente non sono episodi che si verificano solo nel calcio, tuttavia non si può negare che avvengano specialmente in relazione a questo sport). Cosa possono pensare dunque i ragazzi che vedono gli adulti comportarsi così?  A nulla vale il lavoro enorme di arbitri, giudici e allenatori quando si assiste a certi comportamenti. Ecco allora che il Csi deve impegnarsi a far di tutto per reprimere la violenza partendo proprio dai campi; la sua missione è prevenire lo scoppio di atteggiamenti riprovevoli inculcando nei giovani (e non solo) l’idea che lo sport sia sano, pulito, un’occasione di divertimento, incontro e confronto maturo.
Tutti hanno il diritto di fare sport, nessuno escluso.
Se, come professato da Mandela, lo sport può davvero cambiare il mondo, allora tutti devono avere l’opportunità di partecipare al cambiamento, tutti devono poter essere messi nelle condizioni di farlo, qualunque sia il loro sesso, la loro razza, la loro religione, la loro nazionalità, il loro stile di vita, la loro condizione fisica o il loro orientamento.
Non è (o magari un po’ sì) una critica indiretta ai Giochi di Sochi -tutti siamo al corrente delle polemiche, inutile ribadirle- ; trovo però che vietare a chiunque, qualunque sia il motivo, di prendere parte ad una competizione, di qualsiasi livello essa sia, sia una violenza bell’e buona, ben superiore alle sommosse degli ultrà. Anche perché c’è un’aggravante: non sono quattro tizi sgangherati un po’ su di giri ad impedirti di praticare il tuo sport preferito, bensì lo fa un’istituzione, addirittura uno Stato.
Omofobia, xenofobia e misoginia non vanno per niente d’accordo con il concetto di Sport. Né tantomeno con il concetto di sport sostenuto dal Csi.
Aveva proprio ragione Mandela: lo Sport può cambiare il mondo. Ma diamogli l’opportunità di poterlo fare! Diamo allo Sport l’occasione di rovesciare le situazioni partendo esattamente da quelle piccole cose ritenute troppo spesso troppo piccole per essere viste come degne di considerazione.

Silvia Zaggia

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