GRANDI OBIETTIVI STABILITI AD ASSISI

Quando l’avventura del Centro Sportivo Italiano (ri)cominciò nel 1944, non si pensava certo di arrivare sino a dove si è arrivati oggi.
L’invito dei vertici del Csi è di “gustare, assaporare” i settant’anni che sono trascorsi in occasione dell’anniversario e, partendo da queste solide fondamenta, continuare la costruzione che è, appunto, così tanto “edificante”.
La “favola” del Csi verrà raccontata da tutti i comitati territoriali tramite differenti attività volte a coinvolgere la comunità.
Il primo obiettivo da raggiungere è stato definito “orientarsi per orientare”: il vero problema dei cammini non sono gli ostacoli, bensì la direzione. La nebbia dell’incertezza che avvolge il nostro tempo impedisce di vedere come sarà il futuro; proprio per questo il Csi ha come scopo primo il non farci perdere la bussola. Il Csi deve trasformarsi in un bastone sicuro su cui appoggiarsi durante l’arduo sentiero verso la cima delle montagne. Questo percorso è iniziato nel 1944, ha superato imprevisti e si è ritrovato spesso ad un bivio, fino ad arrivare sano e salvo ai settant’anni di attività. Non c’è però tempo per riposare, la vetta è ancora lontana.
Tuttavia attraversare i boschi in solitaria non è sicuro; ecco allora che si deve dare vita al secondo fine del Csi: porre le persone al centro, coinvolgendole, prendendole per mano per formare un’infinita fila indiana di solidarietà e cooperazione. Il fare squadra è la chiave del successo, in gruppo è meno difficile smarrire se stessi.
Senza ovviamente dimenticare un ulteriore obiettivo: preservare la gioia e contagiare col proprio entusiasmo le altre persone per permettere al Csi di rimanere vivo e vitale.
Nelle società sportive la gioia è un elemento base per poter affrontare ogni nuova sfida; è così anche nella vita quotidiana, ma forse proprio perché ci si è “persi” o perché non si ha fatto squadra, la spensieratezza è più difficile da raggiungere.
Per questo motivo si trova “solo” in quarta posizione lo scopo in realtà primario del Csi: portare a termine una missione, LA Missione. Educare attraverso lo sport, contribuendo così a migliorare la società, la vita di ognuno di noi.
Affinché tutto ciò avvenga, il Csi deve essere “libero”, non deve omologarsi alle altre associazioni, deve avere paura di sbagliare. Le sfide saranno sempre infinite: per tornare alla metafora del sentiero nei boschi, è un attimo incontrare una vipera, trovare rami spezzati sulla via, doversi riparare da temporali improvvisi. Ma bisogna saper lottare con lucidità, impegno, pazienza e spirito. Solo così si supereranno le difficoltà e si potrà cambiare il mondo di oggi. Non bisogna nemmeno incappare nell’errore di “farsi la guerra”: se le cose vanno male ci si deve rimboccare le maniche senza addossare le colpe agli altri. È la base della “comunità sportiva”.
Il Csi è un albero che piantò le proprie radici in un periodo ancora devastato dalla guerra ma che è ormai arrivato ad avere i primi boccioli; sarà necessario tuttavia aumentarne la linfa vitale se si vorrà raccogliere un frutto maturo e succoso.
Silvia Zaggia

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