Il 21 ottobre, in una sala della sede lodigiana del CSI (contenente circa un centinaio di persone), si è tenuto il Corso per arbitri di società.
Badate bene: non un corso qualunque!
Prima di divenire arbitri è fondamentale capire il vero significato della parola “arbitro”, il ruolo di quest’ultimo non solo nello sport ma anche nella società, proprio come brillantemente convenuto da Don Giancarlo, da anni attivo per il bene del territorio.

Il parroco ha infatti efficacemente sottolineato quanto un arbitro sia, prima di tutto, un educatore. Educatore nello sport, certo, ma soprattutto educatore di vita: se si pensa al rispetto delle regole, è la figura di riferimento; egli è, per citare Don Giancarlo, “la persona che ti accompagna in un percorso e che ti impone le regole per il tuo bene”. Non si parla, continua don Giancarlo, di “arbitri-funzionari”, bensì di persone che hanno il compito di gestire in modo equilibrato ciò che avviene in campo. Il regolamento sembrerebbe dunque un fatto secondario: l’arbitro tuttavia non può definirsi tale senza conoscerlo e senza applicarlo in buona fede come segno di rispetto verso i giocatori. 
Gli atleti, appunto, terza categoria analizzata dal parroco (oltre ad arbitri e regolamento): sono i “protagonisti della partita”, sono coloro i quali sudano, danno il massimo, si allenano per ore, dedicano del tempo al loro sport preferito spesso coinvolgendo anche i genitori. Ed è con i genitori, quarto elemento delineato, che si torna al punto di partenza: l’educazione. Si capisce perciò che non esiste una scala di importanza che metta al primo posto l’arbitro o i genitori, gli atleti o il regolamento: è tutto un circolo “virtuoso”, tutto è collegato per far sì che il “sistema sport” funzioni al meglio.
Ecco che, se un potenziale arbitro ha capito questa imprescindibile prima lezione, è allora pronto ad intraprendere fino in fondo il proprio percorso ben conscio dei suoi compiti.
Al termine della stimolante arringa di don Giancarlo la serata è proseguita con l’illustrazione di dati più “tecnici” attraverso il contributo di Marco Bottini. Il Vicepresidente ha giustamente ricordato quanto il CSI sia cresciuto in questi anni grazie all’aiuto di tutti i volontari che decidono di impegnarsi costantemente  anima e corpo nel mondo dello sport, ricevendo in cambio non denaro, ma esperienza, gratitudine e coinvolgimento.
C’è, in ogni caso, ancora bisogno dell’aiuto e del contributo di tutti per poter rendere il CSI sempre più grande e presente capillarmente nel territorio.
Ciò che di sicuro è vietato dimenticare è il binomio “sport-scuola di vita”: bisogna preservare lo sport in quanto “portatore sano” di valori.

Silvia Zaggia
 
 

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